AI SENATORI E DEPUTATI D’ITALIA

14 novembre 2012

Au fil des jours

Carissimi Senatori e Onorevoli deputati
Carissimi politici tutti italiani,

Lettera aperta

Lenola: 12 novembre 2012

Questa mattina mi ripongo ancora una volta la medesima domanda: Ma le facciamo o non le facciamo queste riforme? La vogliamo o non la vogliamo questa legge elettorale? Le vogliamo o non le vogliamo queste riforme?
Non so se queste domande troveranno delle risposte, quello che so che ora siete tut
ti preoccupati dalle vostre primarie e che non vi rimane molto tempo per pensare all’Italia, ai suoi problemi, alle sue attese. Le risposte inadeguate e molto carenti che state proponendo ci mostrano un vostro stato di paure e soprattutto di panico. Avete forse paura di perdere la poltrona, i privilegi, il potere di una casta che vuole a tutti i costi vivere sopra le sue forze e le sue possibilità… ma sulle spalle di altri.
A proposito vorrei potervi ricordare che i soldi che reclamate e cui tenete tanto sono i “nostri” soldi, sono quei soldi che paghiamo con le tasse sulle nostre pessime pensioni e sui nostri “miserabili” salari. E se continuate con questo menefreghismo, il più delle volte affisso anche con una vostra certa superiorità e arroganza, noi siamo certamente obbligati a intervenire e a chiudere tutti i possibili robinetti.
Sento che non volete fare niente. Sapendo di dire bugie continuate a ripetere che la riforma elettorale è necessaria, che il “porcellum” è una vera “porcata”, ma continuate a tentennare e a rimandare perché mi sembrate incapaci di trovare una “vostra” strada comune. Ma per chi state lavorando? Ma per chi siete al Parlamento?
Allora permettetemi di proporvi ancora una volta questa domanda molto comune oggi e che suona così :
Ma i nostri politici che cosa si credono di essere?

Con il loro modo di fare e con i loro tanti discorsi, pieni di slogan pubblicitari e di tante cose vecchie e stravecchie, fatte di parole, dette senza rifletterci e con strafalcioni grammaticali, che a volte non durano neppure un’ora perché subito ritrattate e rimangiate. Ci si crede i toccasana del momento, ci si crede di avere la ricetta per la crisi, ci si crede i salvatori. Poveri illusi, mi viene di dire, ma dove vivete? Siete proprio voi i “padreterno” della nostra Italia?

Tutti sono necessari, nessuno è indispensabile.

Lo si dice dappertutto. Ed è per questo che oggi i politici non possono più permettersi di fare e disfare tutto a loro piacimento, come se fossero i patroni della nostra società italiana. L’Italia è di tutti noi. Vi ricordo che noi con le nostre tasse la stiamo salvando, ma voi con le vostre tante e inutili chiacchiere e con i vostri privilegi la state distruggendo.

Non sono un “grillino”
ma cerco di capire le ragioni di questo suo impatto nella nostra società italiana. Grillo ha scelto di non “comparire” in televisione, ma i giornalisti hanno scelto il contrario. Perché? Forse lo fanno per far paura alla cosiddetta “vera” politica di chi si vuole professionista o forse lo fanno perché una buona fetta del popolo italiano non crede più alla politica. I sondaggi sono ben chiari. Le ultime elezioni in Sicilia sono state molto significative.
Io rispetto tutti, però in forza della democrazia permettetemi di domandarvi, cari colleghi giornalisti, ma perché vi accanite tanto a creare dibattiti, talk-shows, e dare tante notizie su Grillo, facendolo apparire in TV più degli altri e sempre più arrabbiato? So che siete in buona fede perché lo fate per far capire meglio agli spettatori tutto ciò che il fenomeno del Movimento delle 5 Stelle sta creando nella nostra società italiana.
Grillo fa breccia perché siamo stufi di una certa politica, di una certa classe politica, dei nostri politici attuali che non si accontentano solo del loro lauto salario mensile, ma cercano tutti i modi di continuare a rubare e di credersi al sopra di tutti. Se Grillo non vuole la TV, di grazia, vi prego, rispettate la sua volontà. Se la TV continua a dargli dello spazio, qui allora gatta ci cova.

A me piace la politica, quella vera,
quella democratica, quella rispettosa degli individui e delle regole, quella che si accontenta di poco per trasmettere le sue idee e le sue proposte. A me piace una politica aperta che sappia vedere il mondo e la gente che lo circonda sapendone scrutare le attese e le speranze. A me piace la politica che non fa sprechi, che non ruba, che non si serve del popolo per fare i propri sporchi comodi.

Ma chiusa questa parentesi, rivengo all’ordine di idee che mi ha spinto a scrivervi e a ripeterci questa domanda:
Ma voi politici cosa vi credete di essere?

Vi vedo già in campagna elettorale in cerca di voti e alleanze. Ho così sentore che avete messo già da parte il Governo tecnico e avete tutt’altre preoccupazioni, sopra tutte quelle di poter mantenere ben stretto quello scanno di “una casta sempre più privilegiata” e che “se frega degli elettori”.
Non vi sembra di essere diventati sfrondati e arroganti e che date fastidio alla nostra sensibilità? Ma, ascoltate veramente i vostri elettori? Mi sembra di no, ed allora diciamoci la verità: questo Governo Tecnico non l’avete mai digerito. Lo avete accolto con un appariscente entusiasmo, ma fin dalle sue prime mosse avete iniziato a mettere paletti e dubbi con migliaia e migliaia di emendamenti ad ogni legge o decreto. Ho l’impressione che non siete mai entrati in empatia con Monti e con le sue riforme. La vostra politica di destra o di sinistra non era mai riuscita a fare un salto di qualità. Vi eravate chiusi in voi stessi e nelle vostre beghe senza saper guardare oltre e di là dalla nostra patria. Ma lo sapete che in buona parte del nostro debito è frutto delle vostre politiche sbagliate e rissose. Noi, poveri cittadini abbiamo dovuto sempre subire. Ma da ora in poi non sarà più così, perché mantenendo l’etica di questa politica, noi ci ribelliamo e vi diciamo chiaramente di non sentirci più di essere le vostre cavie e le vostre vittime.

Avete paura di non farcela più?

Questa paura c’è in tutti voi. Noi vostri elettori non ce la sentiamo più di sostenervi. Non abbiamo più nessuna fiducia in voi. Non ci riconosciamo nei vostri partiti. Ci avete tradito. Di fronte al discredito enorme che avete nell’opinione pubblica, di fronte all’incertezza della decisione delle urne, pur affinando le vostre armi, e andando alla ricerca di nuovi nomi, c’è bisogno innanzitutto di riconquistare la fiducia perduta. E ciò si fa non con le semplici parole dei comizi e delle lunghe e snervanti “tournée” lungo la nostra penisola, ma con l’esempio di una vita integra, semplice, equa, e palesemente vicina al popolo.

Ma non è facile cambiare.

Ed allora mettiamoci da parte noi stessi prima che qualcuno ci dia un calcio o ci butti fuori. Lasciamo spazio ad altri. Soprattutto a chi non ha la fedina morale macchiata. Non vi pare la via giusta? Se veramente volete servire l’Italia lo potrete fare anche diversamente, ma, vi prego, soprattutto senza percepire altra diaria.

E qui si parrà la tua nobilitade (Dante, Inferno, Canto 2,9).

P. Luigi Lo Stocco
lostocco@email.it

À propos de kakaluigi

Agé de 66 ans, avec 35 ans passés en Afrique dans la République Démocratique du Congo comme missionnaire. Engagé dans l'évangélisation, le social et l'enseignement aux écoles sécondaires. Responsable de la Pastorale de la Jeunesse, Directeur du Bureau Diocésain pour le Développement (BDD), Directeur d'une Radio Communnautaire et membre du Rateco.

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